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  • Stefania Salvatore

Affitti brevi e Property Manager, impenna la richiesta nel settore

Il “turismo in appartamento” ha acquisito negli ultimi anni un ruolo centrale nello sviluppo del settore, grazie soprattutto alla diffusione delle piattaforme digitali come Airbnb e Booking, che hanno avuto un effetto dirompente nell’industria ricettiva. Adesso, lavorare nel settore delle case vacanza potrebbe rappresentare una concreta opportunità di carriera. Sono state oltre 1.000, in meno di un anno, le richieste di formazione finalizzata all’avvio di un’attività da parte di aspiranti property manager di immobili privati a vocazione ricettiva. È quanto emerge dai dati relativi al 2022 diffusi dal programma digitale di formazione rivolto ai futuri professionisti dell’ospitalità extra-alberghiera.

Questi numeri segnalano l’accresciuta consapevolezza nei confronti delle opportunità offerte da un mercato, quello extra alberghiero, che in Italia copre oltre il 50% dell’offerta del settore ospitalità. Dati confortanti anche per il "genere": il 54% degli aspiranti property manager sono donne, contro il 46% degli uomini. La conferma emerge da un sondaggio condotto da Airbnb, secondo cui in Italia quasi il 60% degli host sono donne.


L’ospitalità extra alberghiera risponde alle nuove esigenze di viaggiatori e turisti in tema di flessibilità, immediatezza e costi contenuti. Per capire il trend del cosiddetto neverending tourism – cioé la voglia di visitare in qualsiasi periodo dell’anno località turistiche, piccoli borghi storici e città d’arte anche per brevissimi periodi – è una filosofia che si sposa alla perfezione con la modalità “casa vacanza”. E gli italiani sembrano apprezzare: secondo una ricerca realizzata da Quorum, 8 italiani su 10 sono favorevoli alla possibilità per i cittadini privati di affittare la propria casa attraverso piattaforme turistiche digitali e considerano “positivo” l’impatto delle locazioni a breve termine per fini turistici sull’economia delle città. Così la gestione delle case vacanze può diventare un vero e proprio lavoro, anche senza possedere direttamente un immobile. Infatti, grazie alla formula rent to rent, é possibile prendere in locazione o gestire un immobile allo scopo di affittarlo a turisti per periodi brevi.

Del resto, il vasto panorama immobiliare italiano lo rende facile: secondo i dati emersi dal 1° Rapporto Federproprietà-Censis, il 28% delle famiglie italiane proprietarie di casa possiede altri immobili oltre a quello in cui vive. Un patrimonio da poter sfruttare e mettere a reddito anche grazie alla figura del property manager in ambito ricettivo, nata in Italia a seguito del boom delle locazioni brevi.


La voglia di viaggiare e le opportunità offerte dallo smart-working contribuiscono a produrre una domanda di abitazioni a scopo turistico situate in aree d’Italia ancora poco conosciute dal grande pubblico. E per rispondere a una simile domanda c’è bisogno (oggi più che mai) di professionisti dell’ospitalità extra-alberghiera seri e preparati, che capiscano le meccaniche contro-intuitive del marketing per scatenare negli ospiti il tanto desiderato "effetto wow". Tuttavia, mi rendo conto che tra la teoria e la pratica ci sia una grossa differenza. Questo aspetto emerge sempre più spesso durante le mie consulenze alle strutture ricettive che sognano di ottenere più clienti e soprattutto renderli più felici.


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