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  • Stefania Salvatore

Da Italian Way a Italian Why: cambiare le regole nell'ospitalità e superare la crisi della pandemia

L'accoglienza italiana ha assoluta necessità di cambiare pelle per affrontare le nuove sfide del turismo, aprendosi alle novità e sfidando le conseguenze dei timori internazionali in seguito al conflitto in Ucraina.


Il settore é sotto pressione costante.


Le previsioni sui bilanci delle imprese, già affaticati dagli effetti della pandemia, non sono rosee. Quest'anno, infatti, la perdita del giro d'affari ipotizzabile potrebbe attestarsi intorno al 15/20% rispetto al consuntivo di tre anni fa.


Sarà - quasi sicuramente - più lento il recupero del turismo internazionale.

A pagare dazio alle restrizioni, nel corso del 2021, sono le città italiane con più di 250mila abitanti. Male il turismo a vocazione prevalentemente montana (in flessione del 42,1%), mentre resistono le destinazioni affacciate sui laghi e sul mare (meno 22% e 25% rispettivamente). Pessimi i risultati dei comuni a vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica, che hanno chiuso il 2021 con una perdita del 35% rispetto al 2019.


Inutile girarci intorno: la pandemia ha trasformato il mondo dell'hôtellerie.

Cambiano soprattutto le modalità di pianificazione delle vacanze, con una crescita sensibile delle prenotazioni (una su tre gestite via telefono) effettuate direttamente nelle strutture.


Come dimostrato dai dati registrati dalle piattaforme digitali del travel, la “booking window”, ovvero i giorni intercorrenti fra la data di prenotazione e quella di check-in, é passata dai 54 giorni del 2019 ai 37 del 2021.


Di contro, aumenta il numero delle prenotazioni last minute o last second, che nelle città d'arte arrivano al 30% del totale, e di conseguenza anche il costo della struttura: l'incremento medio di prezzo tra tariffa di partenza e prezzo massimo applicato per la stessa camera e per la stessa data si attesta al 28% con punte di rincaro del 100% in alta stagione.

La recente edizione di Duco Travel Summit 2022, l'evento internazionale dedicato al turismo di alta gamma della scorsa settimana a Firenze, ha fatto giungere (seppur indirettamente) conferme riguardo i numeri delle presenze pre-pandemia (che rimangono lontani). Ad ogni modo è emersa anche una rinnovata energia per attrarre ospiti stranieri nelle strutture di fascia alta. L'interesse per le bellezze e le attrazioni culturali ed artistiche della Penisola - evidenziato dai turisti americani nella prima parte del 2022 - lascia ben sperare, vista l'impennata di richieste effettuate online (volo e alloggio) per trascorrere una vacanza in Italia.


Il dato sul quale riflettere è però un altro: il 50% del turismo italiano appartiene alle generazioni Y e Z, ovvero i soggetti nati dopo il 1981 e nativi digitali, con il 94%del campione attento alle opzioni di viaggio sostenibili e il 40% che sceglie di esplorare destinazioni poco conosciute, assetato di riscoperta e senso di appartenenza.


Questa fotografia emerge da “Azioni di valorizzazione e promozione del settore turistico dei territori e delle produzioni di qualità”, progetto finanziato dal ministero del Turismo e realizzato in collaborazione con Unioncamere e Isnart.

«Dopo un 2020 “come anno zero per il turismo”, nel 2021 è iniziato un lento recupero, ora mutato per via di una guerra molto vicina che pone più di un dubbio sulla possibilità di tornare ai livelli pre-pandemia – dice il presidente di Isnart, Roberto Di Vincenzo -. Il turismo sta cambiando perché cambia la domanda dei turisti. Se prima le scelte partivano dal “cosa” (cosa voglio fare, cosa voglio vedere), oggi la tendenza è dominata dal “perché” (perché voglio viaggiare? quale motivazione mi spinge?), un cambiamento profondo legato a necessità di auto-realizzazione e auto-determinazione ».


Ecco: anticipare le risposte a queste domande (anche inconsce) rientrerà tra i fattori chiave per un'accoglienza superlativa.


Come al solito si tratta di trovare il coraggio per osare: capire le aspettative dell'ospite, avventurarci negli abissi dei suoi desideri, delle paure, delle speranze e dei bisogni... ... perché questo ci permetterà di eccellere rispetto agli standard (spesso bassi) dei nostri diretti competitor.


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Un abbraccio e buon lavoro,

Stefi