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  • Stefania Salvatore

Forse il lavoro non è più una priorità? Ecco cosa emerge dalle statistiche di Google

Aggiornamento: 19 feb

Chi mi conosce sa bene quanto io sia - letteralmente - stregata dai numeri.

Il mio percorso professionale è iniziato con i numeri e, qualsiasi tipo di attività io svolga, vuoi o non vuoi, è sempre correlata ai numeri.

Scoprire quindi che la ricerca sul “Come trovare un lavoro” venga scalzata dal “Come avviare un’attività” in parte mi lascia di stucco. Soprattutto perché a livello culturale troviamo molte più teste da dipendenti che veri imprenditori.

Comunque non potevo far finta di nulla…

Ecco perché, spinta da un pizzico di curiosità, ho subito chiesto a Big G di attivarsi sul mondo del lavoro.

Ho digitato “Come trovare un lavoro”.

Ne è emerso un quadro variopinto, confuso e per nulla efficace.

In primis si leggono consigli sul come presentarsi alle aziende. Quindi come compilare un curriculum nella maniera più appropriata… Già qui potremmo aprire ore di discussione.

Proseguendo arrivano consigli su altri canali di presentazione come mail e colloquio telefonico. Anche se dal mio punto di vista ci sono una marea di inesattezze…

Intanto non si capisce perché queste descrizioni debbano essere brevi e perché un selezionatore voglia destinare soltanto 30 secondi all’analisi. Selezionare i collaboratori dovrebbe essere un’attività fondamentale: allora perché dedicargli così poco tempo? Mah…

Poi è il turno dei coach, pieni zeppi di consigli strabilianti. Tipo arrivare alle aziende tramite passaparola dei tuoi parenti. Che in un mercato alla ricerca costante di iper-specializzati sembra qualcosa fuori tempo massimo. Ma tant’è…

Dopodiché arrivano i motivatori, quelli del pensa positivo che qualcosa di bello accadrà (il bello è che piazzano il link per imparare a sviluppare il pensiero positivo, furbetti!).

L’ultima posizione appartiene alle video-guide di YouTube, che è il secondo motore di ricerca a livello globale (e in troppi ancora lo ignorano). Qui a dominare sono i video di ispirazione domestica. Lavorare da casa online per mettersi in tasca qualche soldino. Anche se non è ben chiaro in quale modo arriverebbero i clienti.

Vabbè, magari sono io troppo complicata.

Ho cercato di riprendermi scrivendo “Come avviare un’attività”. Tema molto più vicino al mio mondo.

Nutrivo nel cuore la speranza di non imbattermi in soluzioni miracolose con ballerini brasiliani, sali e incensi profumati.

Mi son dovuta ricredere.

Ma prima di dar vita alla mia personalissima guida sul come io avvierei un’attività in un mercato iper-saturo come quello attuale, è bene esaminare cosa si trova in giro per la rete.

Iniziamo da quelle organizzazioni che dicono di trasferire il tuo sogno imprenditoriale ai collaboratori…

Io non credo nella priorità assoluta di allineare i collaboratori ad un sogno altrui. E questo per un semplice motivo: il sogno imprenditoriale è tuo. Semmai ai collaboratori trasferisci i migliori strumenti e le migliori tecniche per costruire l’opera che hai immaginato in qualità di imprenditore.

Anche perché, prima di trovare collaboratori eccellenti, dovrà passare parecchia acqua sotto ai ponti.

Poi, altro fattore rilevante, subentra l’ambizione personale. A meno che tu non voglia manipolare la mente delle persone (e spero davvero di no!), il sentimento di ambizione non si potrà mettere a freno. É normale perdere qualcuno durante il cammino. Anche fosse un pezzo da 90.

Questo per sottolineare quanto concetti come motivazione e leadership siano lontani anni luce dalla mia formazione e dai miei formatori. Non li giudico e non li condanno, semplicemente non mi appartengono.

Tornando al tema del post, la prima soluzione sul come avviare un’attività riguarda il mondo online. Essere visibili su Google. Creare o migliorare il sito web. Raggiungere più clienti e fidelizzarli (manca il come). Lavorare ovunque ti trovi attraverso YouTube, mail marketing, social media… Sponsorizzare la tua attività.

Queste erano le stesse credenze che avevo anche io fino a qualche anno fa.

La seconda soluzione riguarda il mondo dei franchising. Una strada facile: compro il brand e il marketing pensati da altri. Purtroppo non sempre funziona.

Una terza soluzione è una guida con dei punti pratici. Dall’avere l’idea giusta alla fattibilità della sua realizzazione, passando per unicità del prodotto e pubblicità fino alla richiesta di prestito ad amici e parenti. Penso non serva esprimersi.

L’ultima posizione è affidata a tutta una serie di idee attraverso le quali rendere profittevole una partita iva. Si spazia dall’agricoltura all’erogazione di corsi educativi e formativi. Non ho niente da dire a riguardo. Specchietti per allodole nel migliore dei casi.

Personalmente, qualunque sia la TUA scelta imprenditoriale, credo che tutto debba partire dall’accoglienza. E subito dopo dal marketing.

In qualità di imprenditore il tuo ruolo è impostare la rotta: quindi decidere la strategia di marketing più adatta per acquisire clienti in maniera costante.

Mentre pianifichi la messa in moto della macchina del marketing, però, devi concentrarti su quei clienti che ti regalano fiducia sin da subito.

Ecco perché è fondamentale partire dall’accoglienza dei clienti.

Piuttosto che aggredire il cliente con domande sgarbate come “Mi dica”, dobbiamo sforzarci di capire come renderci utili. Parola d’ordine sorriso. Gesti e modalità dovranno trasmettere l’idea di essere attenti e concentrati sul dagli l’attenzione che merita.

Un grosso limite, in tal senso, è dovuto ad espressioni come “si può sedere” o “vada in fondo a destra/sinistra”. Invece dovremmo accompagnare il cliente al tavolo, o in camera… Dobbiamo capire che il cliente, quando si affida completamente a noi, stacca il cervello. In quei frangenti i pensieri corrono da un’altra parte e il rischio di non capirci o fraintendere e dimenticarci è molto elevato.

Una persona lontana dalla propria casa non è tenuta a sapere come cambiare la lingua in un dispositivo, come cambiare la temperatura dell’aria condizionata, scoprire dov’è nascosto il frigo-bar, ecc…


Dobbiamo inoltre combattere la maleducazione del personale (e qui entra in gioco la formazione). Dire “non si può fare” è molto più facile rispetto al trovare soluzioni (che costano un pò di fatica). Spesso il cliente non viene degnato nemmeno di uno sguardo e anzi, viene sostituito il proprio pensiero a quello del cliente stesso. Della serie: “se il cliente volesse o avesse voluto altro, me lo avrebbe chiesto”. Ma non c’è niente di più sbagliato. Il personale, oltre all’etichetta sul diploma o sulla laurea, deve trasformarsi in un team di venditori mascherati.


Sono indispensabili procedure e processi. Questo dipende dal livello di soddisfazione che vuoi offrire ad un ospite. Quante volte, ad esempio, dovremmo avvicinarci ad un tavolo prima che l’ospite alzi la mano infastidito?


Ecco perché ho creato "La bussola della gestione del cliente".


Se ti sei perso questo precedente articolo, ti lascio il link per rispolverarlo: link.


Con questa bussola ti aiuto ad individuare i 4 punti cardinali per la gestione dell’ospite “felice".


Ovvero:

  1. comprensione del cliente;

  2. processi;

  3. gestione del cliente;

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Questi concetti fondamentali li esprimo nei vari capitoli del libro "Metodo Hospitality”, un manuale indispensabile da avere sulla scrivania costantemente.


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Un abbraccio,

Stefi