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  • Stefania Salvatore

Turismo enogastronomico sempre più in ascesa: quali sono i meriti dell'olio?

Nel panorama delle offerte turistiche che attraggono sempre di più la domanda consapevole, le esperienze turistiche legate all’olio extravergine di oliva rappresentano una nuova frontiera, anche per via dell’approvazione della legge sull’oleoturismo e dei successivi decreti attuativi.


L’oleoturismo comprende:

  • tutte le attività di conoscenza dell’olio d’oliva espletate nel luogo di produzione;

  • le visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione dell’ulivo;

  • la degustazione e la commercializzazione delle produzioni aziendali dell’olio d’oliva, anche in abbinamento ad alimenti;

  • le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito dei luoghi di coltivazione e produzione.

Queste attività possono essere praticate da tutti i produttori di olio senza distinzione tra imprenditori agricoli singoli o associati.

Ad ogni modo esistono degli standard minimi che tutti gli operatori devono soddisfare per l’esercizio delle attività oleoturistiche:

  • Apertura settimanale o stagionale per un minimo di 3 giorni (compresi i giorni prefestivi e festivi);

  • Dotazione di strumenti di prenotazione, preferibilmente informatici;

  • Dotazione di cartellonistica riportante le informazioni relative all’accoglienza (orari di apertura, servizi offerti e lingue parlate) turistica all’ingresso dell’azienda;

  • Predisposizione di un sito web aziendale;

  • Indicazione dei parcheggi disponibili (in azienda o nelle vicinanze);

  • Creazione di materiale informativo in almeno 3 lingue (compreso l’italiano);

  • Esposizione e distribuzione del materiale informativo sulla zona di produzione, sulle produzioni sui servizi e le attrattività turistiche del territorio;

  • Predisposizione di ambienti dedicati ed attrezzati per l’accoglienza dei visitatori;

  • Personale adeguatamente formato;

  • Utilizzo di contenitori e strumenti idonei per le attività di degustazione dell’olio;

  • Abbinamento dei prodotti olivicoli aziendali con prodotti agro-alimentari freddi preparati dalla stessa azienda, anche manipolati o trasformati;

  • Rispetto delle normative di carattere igienico-sanitario.

"L’olivicoltura e il turismo dell’olio possono offrire una nuova opportunità, quella di fare diventare l’agricoltura e l’olivicoltura una occasione per rivitalizzare i luoghi con nuova imprenditoria, giovane, che sappia cogliere la multi-disciplinarietà del settore agricolo in un progetto di economia circolare locale in cui far emergere le tipicità e le peculiarità di un territorio. Le esperienze oleoturistiche non possono ridursi alla semplice degustazione di olio nuovo, ma è necessario costruire un complesso di iniziative ed esperienze che fanno vivere il territorio nel suo complesso in cui coinvolgere i produttori, i trasformatori, i ristoranti, le botteghe, le oleoteche, i musei, i punti informazione, insomma le piccole comunità" dichiara il Presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio.


Non a caso, sembrano esserci sempre più ristoratori disposti a raccogliere la scommessa di qualificare la propria proposta con menù a tema olio e Carte degli Oli.


Oltretutto, un’altra interessante tendenza confermata dalle esperienze censite dal Concorso nazionale Turismo dell’Olio è la presenza di agriturismi, diventati luoghi del benessere nonché centri di proposte innovative, capaci di unire le dimensioni del benessere psico-fisico e del gusto alla scoperta dei luoghi rurali.


Infatti questi agriturismi offrono nuove formule: percorsi di oil trekking o tour in bicicletta tra gli uliveti, tutto abbinato a degustazioni di prodotti locali.

Da un punto di vista motivazionale, è emerso che i turisti con comportamenti allocentrici (tendenza a mettere al centro dei propri interessi il mondo esterno) scelgono una vacanza ecoturistica perché maggiormente sensibili alla natura e alla cultura, e non perché più informati. Di contro, i turisti con comportamento psicocentrico (prudenti nei viaggi e che solitamente scelgono sempre la stessa destinazione) scelgono la vacanza tradizionale perché risultano meno sensibili alle problematiche ambientali e naturali.


Questo diverso sistema di valori viene giustificato attribuendo la causa all’esterno: l’ecoturismo - secondo gli ultimi - sarebbe scarsamente pubblicizzato.


Però, da un punto di vista psicologico, esistono caratteristiche comuni a tutte le forme di turismo: riguardano la percezione del luogo e l’immagine che il soggetto realizza, le motivazioni che spingono ad andare in vacanza e le bellezze del luogo che attraggono (o meno) il futuro ospite.


Approfondendo ancor di più, nella scelta degli ecoturisti la vacanza è spesso sinonimo di scoperta, adattamento, ricerca di contatto e interesse per la natura; i fenomeni cognitivi e di interazione con l’ambiente riguardano la costruzione di immagini, il ciclo percezione-azione della psicologia ecologica e i meccanismi cognitivi della scelta.


Gli esseri umani, infatti, nella loro vita quotidiana, operano all’interno dell’ambiente attraverso un processo attivo di raccolta di informazioni (Gibson, 1950).


Inoltre gli individui, in assenza di stimolazione ambientale effettiva, tendono a costruire immagini su una serie di aspettative. Queste ultime contribuiscono alla nascita del desiderio di incontrare luoghi che rappresentano una novità rispetto alla quotidianità.

Ecco perché, in qualsiasi caso, é vietato deludere le aspettative dell'ospite.


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La scelta é tua e soltanto tua. Un abbraccio e buon lavoro,

Stefi