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  • Stefania Salvatore

Turismo sostenibile e alberghi diffusi: Sextantio sceglie il Ruanda

Aggiornamento: 19 feb

Spiccano due alberghi italiani nella lista delle aperture di hotel più attese di questo 2022, pubblicata qualche settimana fa dal Financial Times.

Il primo è lo storico Hotel La Palma sulla celebre Piazzetta di Capri: la struttura è pronta a ripartire sotto la nuova gestione dei tedeschi di Oetker Collection.


Il secondo è sull’Isola Nkombo, nel grande lago Kivu, al confine tra Ruanda e Congo: si chiama Progetto Capanne ed è italiano nel nome, nella proprietà e nello spirito.


Si tratta della nuova creatura di Sextantio, la società di alberghi diffusi guidata da Daniele Kihlgren e che probabilmente rappresenta la più interessante innovazione italiana nel settore dell’ospitalità nell’ultimo decennio.


Nipote del diplomatico svedese Elow Kihlgren, che portò in Italia i campioni dell’industria scandinava Ericsson ed Electrolux, il fondatore di Sextantio si esprime così riguardo al paesaggio italiano:


«In Italia abbiamo borghi incantevoli che hanno subito progetti urbanistici mostruosi. Molto spesso da noi il fascino di un luogo è inversamente proporzionale all'urbanizzazione che ha vissuto nel secolo scorso»

L’avventura in Africa inizia ufficialmente con l'apertura di Progetto Capanne, il prossimo 21 marzo. Kihlgren, che da ventenne aveva fatto volontariato nelle missioni dei padri barnabiti nel Ruanda che usciva dalla guerra civile, è tornato nel paese anni dopo attraversando l’Africa in motocicletta: «Ho incontrato tante persone. Mi sono accorto di quanto poco si faccia per contrastare il colera e la malaria, che continuano a uccidere decine di migliaia di persone all’anno».


Con i primi guadagni di Sextantio l’imprenditore ha messo insieme una ONG che si occupa di fornire assicurazione sanitaria a migliaia di poveri del Ruanda, persone che non hanno i quattro dollari all’anno necessari a pagare la polizza che garantisce le cure contro malattie anche letali.

Progetto Capanne è figlio di questa esperienza, con il modello dell’albergo diffuso che per la prima volta viene applicato in Africa: «Partiamo con due capanne, costruite secondo le tradizioni del territorio e seguendo il progetto del Museo Etnografico di Butare. Il letti sono come da tradizione ruandese: stuoie di paglie stratificate e materassi. C'è una piccola cucina, uno spazio conviviale».


Quella dei turisti sarà una presenza discreta: bagni nel lago, gite nel lago con le canoe tradizionali, pesca notturna con i pescatori sulle piroghe, visite guidate nel villaggio.


Ma c’è anche la possibilità, su richiesta, di attività turistiche più classiche: visitare la foresta di Nyungwe, famosa per le sue scimmie, andare a vedere i gorilla sui monti Virunga, fare un safari nell’Akagera.


«Questi sono posti bellissimi dove il turismo standardizzato non è arrivato e dove i bianchi non si vedono spesso. La sfida è mantenere l’equilibrio socio-culturale del territorio. Il rischio maggiore di un’impresa turistica in Africa è quello di trasformare le popolazione in masse di questuanti o venditori di improbabili manufatti».

Il prezzo per il soggiorno, almeno all’inizio, sarà libero: agli ospiti Sextantio chiederà una donazione, una scelta in linea con lo spirito non profit di questa iniziativa. «Ho visto che si è iniziato a parlarne, soprattutto all’estero. Già in molti ci hanno contattato. In un mondo in cui l’aspetto identitario viene sempre più a mancare, in molti cercano l’esperienza autentica di un territorio diverso da quello abituale. I nostri non sono alberghi di lusso, sono luoghi veri».

Come vedi, non c'è nessun limite alla volontà di offrire esperienze indimenticabili agli ospiti.


Anzi, questa totale dedizione agli ospiti e al territorio dovrebbe far riflettere tutti quegli addetti che continuano a trattare in maniera superficiale i malcapitati turisti.


Anche perché, con un'offerta così ampia e variegata, è meglio (oltre che più facile) cancellare certe brutte esperienze e preferire destinazioni dove i concetti di accoglienza e gestione superlativa degli ospiti sono scolpiti nei cuori e nelle menti degli operatori.


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Un abbraccio e buon lavoro,

Stefi