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  • Stefania Salvatore

Workcation, la nuova tendenza che mescola lavoro e vacanza. Sopravviverà anche dopo l'emergenza?

Programmare una vacanza continuando a produrre da remoto si sta rivelando un'opzione popolare per molti lavoratori. Secondo un recente sondaggio su un portale statunitense, due terzi degli americani (67%) hanno trovato un posto di lavoro da remoto e ben il 94% prevede di trovarlo nel 2022.


Più di quattro su cinque (82%), infatti, si sono concessi una pausa privilegiando soluzioni nazionali, mentre il 18% è volato all'estero.

Guardando i dati del fornitore di motori di ricerca di viaggi KAYAK, più di un terzo (38%) dei lavoratori della generazione Z e il 35% dei dipendenti millennial hanno maggiori probabilità di trovare un posto di lavoro nel 2022, grazie alla tecnologia. Ma cosa c'è di così vantaggioso nell'operare lontano dal posto di lavoro? I motivi principali sembrerebbero i seguenti:

  • ricaricare le batterie mentali ed emotive (67%);

  • evitare di sentirsi bloccati in un posto (62%);

  • esplorare una nuova destinazione senza dover utilizzare il tempo delle ferie (60%);

  • sfuggire alla routine e godersi un cambio di scenario (57%);

  • incontrare nuovi amici, contatti di lavoro o per amore (42%);

  • prevenire o far fronte al burnout (18%).

Anche se le attività lavorative non sono un proiettile d'argento (soluzione miracolosa, da una leggenda americana secondo la quale solo una pallottola d'argento possa uccidere un lupo mannaro), esistono alcune ragioni per cui potrebbero essere così preziose per i lavoratori, in particolare nei tempi turbolenti di oggi. Così afferma Max Woolf, editore per passport-photo.online. "Per prima cosa, hanno permesso di cambiare il tuo ambiente. Questo di per sé potrebbe renderti più produttivo e aiutarti a escogitare soluzioni non ortodosse ai problemi su cui sei bloccato. Inoltre, le sessioni di lavoro spesso consentono ai dipendenti di disconnettersi, angosciarsi e respirare aria fresca dopo la giornata lavorativa, il che è fondamentale per affrontare l'esaurimento fisico o mentale".

Ma le workcation presentano anche alcune insidie, come ad esempio:

  • un alto costo della vita;

  • un impatto negativo sull'equilibrio tra lavoro e vita privata;

  • questioni relative a visti o permessi di lavoro;

  • implicazioni fiscali;

  • differenze di fuso orario che danneggiano la comunicazione lavorativa;

  • solitudine.

Ad esempio, alcuni psicologi hanno rilevato che le persone in smart-working non riescono a smettere di lavorare anche quando dovrebbero prendersi una pausa.


Prima il dovere insomma, poi il piacere.


Ma quando queste due dimensioni si fondono e trovano il giusto equilibrio danno vita al fenomeno della workcation, un trend che sposta uffici e aziende su spiagge assolate, tra monti e paesaggi innevati o nel comfort di un hotel in una città lontana dalla propria.


«Dopo aver lavorato chiusa in casa per oltre un anno, avevo bisogno di cambiare aria», racconta alla CNN l’imprenditrice e content creator indiana Vedika Bhaia. E così, la scorsa estate, ha deciso di partire da Calcutta con un’amica per un viaggio attraverso la Parvati Valley. Due settimane di trekking con lo zaino in spalla, passando da un ostello all’altro, esplorando gli angoli più nascosti della zona e facendo parapendio. Senza dimenticare, però, di lavorare. Ormai abituata a operare da remoto grazie al lockdown, è riuscita a trovare il metodo perfetto per creare un equilibrio tra gli impegni professionali e il tempo libero, portando a casa vantaggi importanti anche in termini di benessere psicofisico: «Ero certa che viaggiare mi avrebbe aiutato a superare il blocco creativo che mi tormentava da mesi e avrebbe fatto miracoli per la mia salute mentale», ha spiegato.

Questa tendenza si è diffusa rapidamente più o meno ovunque. Sempre più persone, infatti, decidono di prenotare uno chalet in montagna o un appartamento su Airbnb e, dividendo equamente la giornata, riescono a trovare il tempo per lavorare e per rilassarsi. Non a caso, agli inizi dell’emergenza Covid, sono stati parecchi i professionisti che, quando le restrizioni consentivano gli spostamenti per lavoro, hanno deciso di trascorrere la clausura forzata in un ambiente diverso dalla propria casa.

Ora, nonostante i contagi stiano calando globalmente, la moda delle ‘workcation’ non accenna a sparire. Grazie anche ai datori di lavoro che consentono ai dipendenti di continuare ad adottare lo smart working. Uno scenario che dunque, in sostanza, nega l’idea delle ‘workcation’ come contraddittorie.


Per alcuni non consentirebbero di definire i limiti tra due sfere che, di norma, andrebbero tenute separate. Ma la quasi totalità degli intervistati sostiene che il restyling delle nostre vite ci abbia resi in grado di sviluppare una capacità di adattamento capace di mantenere il giusto distacco tra relax e dovere. Probabilmente quest'ultimo è il motivo per cui il fenomeno sembra avere ancora lunga vita.

Prima della pandemia aveva preso piede il ‘bleisure’, cioè la possibilità di aggiungere giorni a un viaggio di lavoro programmato per un meeting o una conferenza in un posto lontano dall’ufficio.


«L’ho sempre trovata una soluzione geniale», ha sottolineato la professoressa Martha Maznevski. «Consente alla gente di fare esperienze che, normalmente, non avrebbe modo di fare... pur volendo ».


E se prima tutto questo sembrava l’eccezione, oggi staccarsi dalla scrivania e portare agenda e computer altrove non è più visto come un lusso. «Prima del Covid, non avrei mai pensato di potermi concedere una ‘workcation’», ha dichiarato l’avvocato Andy Drane, «i colleghi, i clienti si aspettavano che io vivessi la giornata nel mio ufficio o nel loro. Ora che il business ha realizzato di poter essere flessibile, mi accorgo di poter garantire performance di gran lunga migliori perché mi sento carico e rinvigorito».


Tra i vantaggi, infatti, spicca sicuramente un incremento evidente della produttività e della creatività, grazie anche al diradarsi dello stress emotivo e della fatica mentale provocata da ritmi insostenibili.

L’exploit delle workcation, secondo gli esperti, starebbe tutto nel concetto di integrazione lavoro-vita, in cui il professionista riesce a conciliare due situazioni apparentemente agli antipodi. Seppur l’affinità con questo metodo non sia obbligatoria né automatica per tutti (dipende dalla personalità, dal carattere e dal proprio modus operandi), le vacanze-lavoro non dovrebbero sostituire totalmente i viaggi fatti solo e unicamente per divertimento.


In definitiva, non si tratta di alternative alle ferie, ma solo di soluzioni utili ad evitare il burnout e mantenere alto il livello delle proprie prestazioni sul campo. «In passato, i lavoratori erano obbligati ad attendere la pensione per visitare i posti che sognavano di vedere o dedicarsi ad attività che stuzzicavano il loro interesse», ha concluso Drane, «adesso, grazie a questo trend, non bisogna più aspettare così tanto tempo e ho tutta l’intenzione di approfittarne».

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Stefi