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  • Stefania Salvatore

Come viaggeranno gli italiani nel 2022? Il nuovo trend di viaggio appartiene alla "Prima Volta"

Domanda interessante, non c'è dubbio. A mio avviso però, per fornire una risposta cristallina e capire come viaggeranno gli italiani nel 2022, è necessaria una riflessione rispetto alla possibilità di considerare il 2022 come vero anno della tanto attesa rinascita. Penso che tutto debba funzionare (perdona il gioco di parole) in funzione dei risultati. Quindi siamo costretti a dover fare i conti con la realtà prima di lasciarci trascinare dall'ottimismo delle previsioni.


Infatti, le previsioni creano alte aspettative... che se venissero deluse ci getterebbero in un profondo stato di sconforto.

Secondo l’osservatorio della Borsa internazionale del turismo e la maggior parte degli analisti del settore, le previsioni rimangono sostanzialmente incoraggianti per considerare il 2022 come anno della “rinascita” sotto l’aspetto turistico.


Questo grazie ad un effetto compensatorio del turismo di prossimità e di una crescente offerta di quello sicuro, con soluzioni all’aria aperta e immersi nella natura. La stimolazione delle campagne vaccinali ha reso la pandemia più leggera in molti Paesi. In Italia, ai primi di dicembre, oltre l’88% degli adulti aveva ricevuto almeno una dose e più dell’85% aveva completato il ciclo previsto. A questi dati bisogna attribuire una discreta importanza, premessa di un progressivo rafforzamento dei flussi turistici verso le campagne e le province italiane. Perché se prima il Covid era un problema (anche) per il turismo, oggi per viaggiare lo è in misura minore.

Secondo un sondaggio promosso da Booking, ad esempio, al termine di una lunga “astinenza” a causa del virus, per il 79% degli intervistati uno dei trend più forti sarà il viaggio come fonte di benessere.


Non a caso il 75% affronterà la prossima vacanza “come fosse la prima volta”.


Certo, continueranno ad essere apprezzate le destinazioni di prossimità, anche se il 60% degli intervistati dichiara che andrà in vacanza per conoscere gente nuova.


L’Italia in tutto questo ha una posizione di vantaggio. Una parte significativa di chi si metterà in viaggio nella prossima estate sta rimandando la partenza dall’anno scorso se non addirittura dal 2020: ecco perché le previsioni vertono tutte in una direzione positiva. Diverse giunte Regionali stanno provando - tramite una svolta nella classificazione degli alberghi e un aggiornamento dei requisiti – a migliorare la qualità dell’offerta così da fornire all’accoglienza un nuovo impulso.

L’obiettivo è quello di migliorare i livelli qualitativi dell'offerta. Si tratta, insomma, di una nuova strategia di stimolo e cambiamento per il settore, al quale si affiancherà il contrasto delle forme irregolari di ospitalità per tutelare il turista. Il punto però è che difficilmente gli avvenimenti rispettano i nostri piani: qui entriamo nella fase profonda della riflessione, guardando cioè quello che sta accadendo nella nostra Europa tra Russia ed Ucraina. Sappiamo che i turisti russi hanno rappresentato fino al 80% del PIL per diversi comuni sparsi lungo lo stivale. Ma all'improvviso ci troviamo di fronte ad una valutazione di ordine strategico: pensare a piani alternativi per variare l’offerta e rendere le mete più appetibili a livello internazionale a prescindere dalla nazionalità, smettendo di correre dietro alla possibilità di intercettare questo o quel mercato in cui si rischia di restare imprigionati e senza nemmeno aver voce in capitolo. Dedicarci cioè all'innalzamento dell’asticella in termini di accoglienza per gli ospiti.

Si chiama coraggio di osare: capire le aspettative dell'ospite, avventurarci negli abissi dei suoi desideri, delle sue paure, delle sue speranze e dei suoi bisogni... Questo ti permetterà di eccellere rispetto agli standard (spesso bassi) dei competitor.


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Stefi