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  • Stefania Salvatore

Un breve assaggio della storia dell'Hotel Ritz, il mostro sacro dell'accoglienza

Quando si parla dei grandi mostri sacri dell’hôtellerie, non si può far altro che inchinarsi davanti all’Hotel Ritz Paris: simbolo del lusso, pilastro della Parigi moderna, nonché bacino di storie, leggende, miti e letteratura. Era il lontano 1898 quando César Ritz, uomo d’affari svizzero e magnate europeo, si innamorò di una residenza cittadina del XVIII secolo al civico 15 di Place Vendôme. Insieme all’amico e collega Auguste Escoffier - grande chef rinomato dell’epoca - ne fece un hotel di lusso.

Fin dal principio, l’anima del Ritz fu chiara: all'avanguardia rispetto ai suoi tempi, una location dove opulenza, bellezza e classe si armonizzavano insieme, in un incontro unico nel suo genere. L’arte della bellezza, capitana da sempre dai francesi, si espresse al massimo delle sue potenzialità tra le pareti in stucco bianco, i tappeti antichi, le opere d’arte - durante la lunga opera di rinnovamento dell’hotel, fu scoperto un dipinto dell’artista francese Charles Le Brun intitolato "Il Sacrificio di Polissena" oggi proprietà del Metropolitan Museum of Art a New York - e l’ingresso trionfale che accoglieva i numerosi ospiti. Leggenda vuole che una volta entrati al Ritz la voce si abbassava e le parole si trasformavano in sussurri velati, era il timore referenziale a parlare.

Il primo ad aver predisposto telefoni, elettricità e vasca da bagno in ogni stanza, il Ritz divenne un vero e proprio protagonista della vita parigina, un’entità di lusso che giorno dopo giorno forgiava personalità, fama, successo. D’altronde i fondatori aprirono con lo scopo di viziare i propri clienti con trattamenti reali, facendoli sentire al pari dei membri della famiglia Reale inglese - presenza fissa durante i viaggi nella capitale francese.


L’Hotel divenne la rappresentazione tangibile dello spirito imprenditoriale dei due soci, che del successo conoscevano tutti i segreti. Come la regola d’oro del far sentire i loro lussuosi ospiti come a casa, in un mix architettonico di stile francese ed inglese.


L'élite parigina adorò l’idea, tanto da coniare il termine ritzy per descrivere qualcosa di estremamente chic. I nomi importanti che soggiornarono all’hotel sono tanti: basta ricordare la permanenza di Coco Chanel nella suite durata oltre trent’anni, l’amore di Hemingway verso il bar "Quando sogno di una vita dopo la morte, l’azione si svolge sempre al Ritz Paris" o il buffo episodio che vede protagonista Edoardo VII e la sua amante.


L’Hotel Ritz non smise mai di brillare, incantando per la sua opulenza che vede la sua massima espressione nella Suite Imperiale, registrata come monumento storico, con i suoi soffitti e camera da letto ad esatta copia di quelli di Maria Antonietta a Versailles.

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